La carabina Franchi Horizon Special Hunt Elite Vibe, assieme alla Elite Shade sono le novità rigate del catalogo dell’azienda per il 2026. Carabine entrambe dense di contenuti ma per le quali salta all’occhio una cromia realizzata con verniciatura splash, decisamente bella a vedersi e che ha una finalità ben chiara: fornire a queste armi una notevole capacità di occultamento, all’attenta vigilanza dei selvatici. Abbiamo avuto la possibilità di testarle e personalmente per il Franchi Rifle Media Experience ho scelto la Vibe, attratto più che altro dalla livrea e da un elemento tecnico che i cacciatori considerano poco, il freno di bocca: esso invece assume una importanza di rilievo se si deve precedere l’unico colpo che si spara all’ungulato, da una sessione continuativa in poligono per la presa di confidenza con l’arma.
L’evento ormai tradizionale dell’azienda di Urbino, prevede i test delle armi a cura degli operatori della stampa specializzata, ed è quello un momento ove gli stessi hanno la possibilità di confrontare le proprie sensazioni sul prodotto ed approfondire con il personale di Franchi gli aspetti tecnici emersi. A seguire il test più veritiero che porta le armi nel loro ambiente di naturale destinazione: la caccia effettuata in due splendide riserve del senese (ATV Frosini e AFV Querceto).
Premetto che la Horizon Special Hunt Elite Vibe da me scelta era in cal. .308 Win, con canna da 56 cm e freno di bocca, con istallata un’ottica Steiner 3-18×56 che sia in poligono che al tramonto ed alla successiva alba ha fornito ottimo supporto con bassa condizione di luce.
Presso l’eccellente Tiro a Segno di Colle di Val d’Elsa abbiamo dato inizio alle prove al banco sulla distanza dei 100 metri, utilizzando una carabina preventivamente tarata in azienda da Daniele Mazzi. Un lavoro eseguito con grande precisione, tanto che, nel mio caso, l’unico intervento necessario è stato regolare la messa a fuoco dell’ottica.

Il primo riscontro sul campo ha confermato pienamente le aspettative. La promessa di una rosata sub-MOA a 100 metri è stata mantenuta senza esitazioni: due colpi perfettamente in mouche e un terzo appena esterno al centro del bersaglio rappresentano un risultato di assoluto livello, soprattutto considerando che si trattava dei primi colpi esplosi con un’arma appena imbracciata. Una dimostrazione concreta della precisione intrinseca del sistema arma-canna.
L’obiettivo successivo era verificare il comportamento della carabina anche sulla distanza dei 200 metri. La prova avrebbe avuto particolare rilevanza in vista della successiva battuta di caccia, prevista in un territorio caratterizzato da altane affacciate su ampie radure, dove non sono rari tiri ben oltre i 150 metri. Purtroppo un violento temporale ha impedito lo svolgimento della sessione. Una rinuncia che, tuttavia, non ha destato particolari preoccupazioni, considerate le ottime sensazioni trasmesse dalla Vibe già durante le prime prove.
Nel corso della sessione al poligono sono emerse chiaramente alcune delle qualità più interessanti della carabina. Tra queste spicca il rinculo estremamente contenuto, un risultato che non deriva tanto dal peso dell’arma, inferiore ai 3,2 chilogrammi e quindi ideale anche per lunghe azioni di cerca, quanto dall’efficacia delle soluzioni tecniche sviluppate da Franchi. Il primo elemento è rappresentato dal calciolo TSA in poliuretano, capace di assorbire efficacemente l’energia sviluppata dal calibro .308 Winchester, notoriamente non proprio docile. A questo si aggiunge l’ottimo lavoro svolto dal freno di bocca con filettatura M14x1, che contribuisce ulteriormente a ridurre l’impennamento e la percezione del rinculo. La combinazione di questi due dispositivi restituisce al tiratore una piacevole sensazione di stabilità allo sparo, quasi si avesse tra le mani una carabina di peso sensibilmente superiore. Molto convincenti si sono rivelati anche gli zigrini Allround Interlacement, che assicurano un grip saldo e sicuro sull’impugnatura a pistola, aumentando il controllo dell’arma sia durante il brandeggio sia al momento dello sparo e contribuendo alla sensazione complessiva di contenimento del rinculo.
Infine, una nota la merita lo scatto Relia Trigger, regolabile tra 0,8 e 1,9 chilogrammi. Nel corso della prova ho trovato ideale la taratura intermedia, capace di offrire il miglior equilibrio tra sicurezza e sensibilità. La progressione del grilletto è lineare e prevedibile, accompagnando naturalmente il dito fino allo sgancio e consentendo al tiratore di concentrarsi sugli aspetti fondamentali dell’esecuzione del tiro: miglior postura rilassata, controllo della respirazione e immobilità dell’arma nel momento decisivo dello sparo.
La canna, dal diametro di 16,5 mm, con profilo semi-pesante e presenta scanalature longitudinali che offrono tre significativi vantaggi:
maggevolezza superiore – data dalla riduzione del peso totale che non sacrifica la rigidezza strutturale. Il risultato è quello di un’arma più bilanciata facile da brandeggiare e pronta nel puntamento;
gestione termica avanzata – grazie alle scanalature si aumenta la superficia della canna a contatto con l’aria cosa che incrementa la velocità di dissipazione del calore. Ciò preserva la canna e nelle sessioni di tiro al poligono riduce l’effetto del “miraggio termico” mantenendo nitida la visuale.
Comportamento dinamico ottimizzato poichè la sottrazione di materiale per la realizzazione delle scanalature modifica in meglio le vibrazioni armoniche allo sparo garantendo precisione e stabilità anche con numerose sessioni di tiro.
La canna è rifinita con trattamento Cerakote Sniper Grey H-234, un rivestimento ceramico-polimerico noto per l’elevata resistenza alle abrasioni e all’azione degli agenti atmosferici. Il passo di rigatura è di 1:11″, una scelta tipica per il calibro in prova che, come confermato dai risultati ottenuti sul campo, stabilizza efficacemente le palle, in questo caso, delle munizioni Federal utilizzate durante il test.
L’azione è alloggiata in uno chassis sul quale è integrata una slitta Picatinny fissa, soluzione sempre apprezzata dal cacciatore per la solidità dell’interfaccia con l’ottica. L’otturatore, di tipo fluted, è facilmente rimovibile per le operazioni di ispezione e pulizia tramite il pulsante di sgancio collocato sul lato sinistro dell’azione. La finitura è in nichelatura lucida e la testina è dotata di tre alette di chiusura disposte a 120°, configurazione che consente un angolo di apertura della manetta di soli 60°. Questo evita qualsiasi interferenza con l’ottica e rende il riarmo rapido e naturale.

Anche il pomello della manetta merita una menzione: ben sagomato, essenziale nelle forme e molto ergonomico, offre una presa sicura. L’intero ciclo di armamento si distingue per la notevole fluidità e, soprattutto, per la silenziosità, caratteristica tutt’altro che secondaria nella caccia di selezione. Ne ho avuto una dimostrazione concreta durante la prova a caccia: raggiunta l’altana prima dell’alba, ho caricato la carabina nel buio più completo.
Con le prime luci del giorno mi sono accorto che, a circa cento metri, erano presenti due caprioli che evidentemente non avevano percepito alcun rumore prodotto dall’azione. Una conferma pratica dell’eccellente silenziosità del sistema.
Il caricatore in polimero, nella versione camerata in .308 Winchester oggetto della prova, ha una capacità di tre cartucce. L’alimentazione risulta precisa e affidabile, con una presentazione ottimale della munizione all’otturatore e un inserimento in camera di cartuccia sempre fluido e privo di impuntamenti. Anche il pulsante di sgancio, posizionato all’interno della guardia del grilletto nella parte anteriore, è intuitivo da azionare e ben protetto da azionamenti accidentali.
La Horizon Special Hunt Elite Vibe dispone inoltre di interfacce M-Lok nella parte inferiore dell’astina. Durante la prova non si è reso necessario utilizzarle, ma rappresentano un’interessante opportunità per l’installazione di accessori. Il primo fra tutti è il bipiede, sempre più diffuso sulle moderne carabine da caccia grazie alla stabilità che offre nelle diverse posizioni di tiro. La riduzione del peso complessivo delle armi moderne rende infatti più agevole il trasporto anche con questo tipo di accessori installati, e sotto questo aspetto la Horizon conferma pienamente la propria presenza nella categoria di armi facilmente trasportabili.

L’intero affusto è realizzato in tecnopolimero con finitura Camo applicata a mano. L’impugnatura a pistola assicura un grip eccellente, mentre l’astina offre un appoggio saldo alla mano debole, pur essendo quest’ultima meno sollecitata nel tiro da appostamento. Particolarmente riuscita è la conformazione del calcio, che nella parte superiore integra un poggiaguancia in poliuretano. Durante la prova si è rivelato uno degli elementi più apprezzabili dell’arma, trasmettendo una sensazione di appoggio stabile e costante, fondamentale per il tiro di precisione. Anche la parte inferiore della pala del calcio presenta sagomature e zigrinature ben studiate, molto utili per chi, come il sottoscritto, preferisce arretrare la mano debole dall’astina al becco del calcio durante la fase di puntamento, ottenendo una posizione di tiro più stabile e naturale.
L’esperienza di caccia
I luoghi scelti per le sessioni di caccia, sia quella serale sia quella dell’alba successiva, erano semplicemente magnifici: ambienti ideali per mettere alla prova una carabina nata espressamente per la caccia di selezione.
L’appostamento della sera, tuttavia, non ha regalato occasioni di tiro. Durante l’avvicinamento all’altana, un branco di cinghiali ha percepito la mia presenza e si è allontanato rumorosamente, mettendo in allarme anche due caprioli che si trovavano poco distanti. È uno di quegli episodi che fanno parte dell’esperienza venatoria e che ricordano quanto la discrezione negli spostamenti sia determinante.
L’uscita del mattino ha avuto invece un esito ben diverso. A circa cento metri dall’altana erano al pascolo due caprioli, un maschio di classe M1 e una femmina. L’altana, a dire il vero, potrebbe essere migliorata sotto il profilo dei punti di appoggio a disposizione del tiratore, ma proprio questa situazione ha permesso di evidenziare uno dei punti di forza della Horizon Special Hunt Elite Vibe.
L’affusto in tecnopolimero elimina infatti ogni preoccupazione legata alla delicatezza di una calciatura in legno. Senza esitazioni ho potuto utilizzare come appoggio una ruvida asse della struttura dell’altana, trovando comunque una posizione stabile e sicura, anche grazie alla ottimale presa della mano debole sulla parte inferiore del calcio. Sul terreno di caccia questo rappresenta un vantaggio concreto: si pensa esclusivamente al tiro, senza il timore di danneggiare l’arma e continuare ad aggiustare la propria posizione, correndo poi il rischio di farsi sentire dai selvatici.
Il comportamento della Horizon ha semplicemente confermato quanto avevo già verificato il giorno precedente in poligono. E, come spesso accade, un pizzico di fortuna ha voluto che il maschio M1 si fermasse praticamente alla stessa distanza – circa cento metri – alla quale avevamo effettuato la taratura dell’ottica. Non è stato quindi necessario intervenire sulle torrette per alcuna compensazione di caduta palla.
Quando il selvatico si è presentato perfettamente a bandiera, il colpo è partito con naturalezza e ha raggiunto esattamente il punto mirato, appena dietro la spalla. Un abbattimento pulito ed etico, reso possibile dalla precisione della carabina, nonostante le condizioni di appoggio del tiratore fossero tutt’altro che ideali.
Merita infine una considerazione un aspetto spesso sottovalutato – che i più semplici chiamano moda – ma che è sempre oggetto di studio e mai secondario: la colorazione della carabina. Dopo il recupero del capo sono rimasto ancora per diverso tempo sull’altana e, con il passare dei minuti, nella radura sono comparsi altri caprioli e alcuni daini. Ho potuto osservarli a lungo attraverso l’ottica della carabina senza che percepissero la mia presenza. In queste condizioni è stato facile apprezzare anche l’efficacia del trattamento estetico dell’arma. La finitura Splash applicata al tecnopolimero, che combina una base nera con sfumature grigie e marrone-ruggine, genera un pattern mimetico molto efficace, capace di spezzare la sagoma dell’arma e di eliminare gran parte dei riflessi provocati dalla luce che filtrava tra i rami della quercia sovrastante. Oltre a rappresentare un elemento estetico distintivo della Horizon Special Hunt Elite Vibe, questa finitura offre quindi un concreto vantaggio pratico anche sotto il profilo del mimetismo.
L’esperienza complessiva è stata decisamente positiva e conferma il lavoro svolto da Franchi nello sviluppo della Horizon Special Hunt Elite Vibe. Dietro ogni prodotto, del resto, ci sono sempre persone che contribuiscono alla sua realizzazione e alla sua valorizzazione. Per questo desidero rivolgere un ringraziamento particolare a Chiara Spinella, per il prezioso supporto organizzativo e per le informazioni fornite sui modelli oggetto della prova, e a Daniele Mazzi, il cui contributo tecnico, soprattutto durante la sessione di poligono, si è rivelato fondamentale.
La carabina Franchi Horizon Special Hunt Elite Vibe oltre che in calibro .308 Win da noi utilizzato nel test, è proposta nei calibri .223 Rem, .30-06 Sprg e in .300 Win Mag.
Sono ormai trascorsi quasi dieci anni dal debutto della piattaforma Horizon, un progetto che ha conquistato fin dall’inizio il favore dei cacciatori, come dimostrano i risultati commerciali ottenuti. Ciò che continua a distinguere Franchi è però la capacità di evolvere costantemente il prodotto, introducendo miglioramenti concreti e mai fini a sé stessi. In questo caso l’introduzione della canna scanalata porta al miglioramento in termini di efficienza meccanica e comfort. La Horizon Special Hunt Elite Vibe è un’arma che mantiene le qualità che ne hanno decretato il successo, ma che continua a offrire al cacciatore qualcosa di nuovo da apprezzare sul terreno di caccia e nei campi da tiro.
Per info e dati tecnici sito internet www.franchi.com
Riccardo Ceccarelli